L’Inferno… aggiornato – parte seconda

L’Inferno… aggiornato – parte seconda

Dante Alighieri ti accompagna in un viaggio all’Inferno: è sicuramente un inferno aggiornato. Racconta la tua esperienza.

Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, che la connessione era smarrita.
Pochi passi e, forse, la salvezza: la luce, ma no, meglio, una rete wi-fi!
Cerco inutilmente di connetermi… ma, acc…! È protetta con password.
Arreso all’idea di dover usare i giga, accendo i dati mobili e… maledizione… ho finito il credito!
“Sono spacciato” penso fra me e me. “Dovrò cercare aiuto”; e detto questo, m’incammino verso una collina.

Io non so bene dire quel che successe, comunque, probabilmente, dopo essere svenuto per un’astinenza da social, qualcuno mi ha condotto davanti ad una grossa porta nera.
Un’ombra si levò in fronte a me e si presentò così:

“Se ai social sempre attaccato sei
ti mostrerò un motivo per il quale fossi in te cambierei
e spesso ti comporti come un infante
la guida che ti può aiutar sono io, Alighieri Dante”.

“Beh, bella zio, simpatico ma… io me ne devo andare”.
Mi voltai, feci un passo e… il Fiorentino fece appena in tempo a prendermi per il cappuccio che il mio piede aveva già incontrato la fine della pietra e stava già scivolando verso un mare di lava.

“Oh bischero! Ma che tu fai?!”, mi rimproverò Dante. “Se da qui te ne vorrai andare prima le tre cantiche dovrai visitare”.

Arreso all’idea di un folle viaggio, riassunsi: “Quindi: tu sei Dante, questo è l’Inferno e da quanto io posso capire lo dovrò visitare insieme a te per uscire?”.
“Non solo l’Inferno dovrai visitare, ma anche per il Purgatorio e per il Paradiso dovrai viaggiare”, mi corresse Dante.
“E quindi da che parte dobbiamo andare?”
Il Fiorentino m’indicò l’unica stradina che non finiva nella lava e ci incamminammo.
Il Toscano aprì il portone dell’Inferno e marciammo per ore che sembravano non passare mai.
Arrivammo di fronte ad una locomotiva, salimmo e il treno partì superando un fiume su un ponte: l’Acheronte.
Passato il fiume, ci trovammo in un pozzo con gente che subiva pene a dir poco mostruose.
Chi buttava oggetti preziosi nella lava, gente in una palude che si menava peggio di quando Balotelli ha fatto l’occhiolino a Rio Ferdinand, per non parlare della città infuocata che si vedeva in lontananza.
Dante mi spiegò che erano i primi cinque cerchi e il sesto: la città di Dite. Passate le mura infuocate della città, entrammo nei gironi.
Fummo accolti da una cascata di palle di fuoco. In mezzo a quei disgraziati c’era un volto che riconobbi… anzi no, erano tre! Mi avvicinai e, sdraiati uno a fianco all’altro, si trovavano tre persone.
Ci misi un secondo a capire chi fossero: Giacomo Scottato, Giovanni Crisantemo e Mattia Lapide; erano tutti miei ex compagni di scuola. Provai a parlargli, ma Dante mi spiegò che non mi potevano sentire poiché adesso le bestemmie che avevano detto rimbombavano nelle loro orecchie e coprivano gli altri suoni.

Cercai di riprendere il cammino, ma, fatto un passo, mi tagliarono la strada due persone che correvano.
Con la coda dell’occhio, scorsi Francesco Stecchito, altro mio grandissimo amico. Poi mi voltai e chiesi: “Dante, ma tutte queste persone sono vive! Perché sono qui?”.
“Vedi, in verità il destino è già segnato e le loro anime sono già qui mentre il corpo è su”.
“Quindi ci sono anch’io?”. Dante mi guardò in silenzio e proseguì.

Superammo le dieci Malebolge e anche lì non scherzammo con le pene: c’era gente immersa nello sterco, gente punzecchiata da diavoli e gente a testa in giù con le gambe che vanno a fuoco.
Giungemmo, infine, nelle Zone, le quali pensammo fossero quattro e, invece, erano divenute cinque! La quinta ospitava gli hacker. Volli subito vederla. La pena non era troppo tremenda. Da quel che capii gli hacker dovevano fare la fine di quelli che in vita avevano fregato.

Mancava solo da vedere Lucifero, passammo, quindi, attraverso i vari traditori: dei parenti, degli ospiti e dei benefattori.
Arrivammo davanti a Satana che mangiava Giuda, Caio e Bruto, ma notai un’altra persona che veniva mangiata; mi avvicinai e vidi che era… era… ero io!
Dante mi guardò apprensivo: “È destino”.

Volevo svegliarmi da quell’incubo.

Il Fiorentino camminava verso una specie di corridoio quando si voltò: “Chi ha detto che il destino non si può cambiare?“.
La speranza divampò. Stavo per chiedere come, quando Dante concluse “Sì, ma se vuoi sapere come, devi esplorare ancora due cantiche”.
Ascoltato questo, m’incamminai e insieme entrammo nella Natural Burella.

Pietro B., classe 2D, Scuola Durazzo

redazioneminiscoop
redazioneminiscoop@gmail.com
2 Comments
  • Cristina
    Posted at 15:03h, 28 Aprile Rispondi

    Bravo Pietro! Sei il degno compare di Francesco e inizio ad avere dei sospetti circa il motivo per cui rischiate di finire all’Inferno, come quegli imbroglioni di noi genitori! La speranza è l’ultima delle dee, però: sono certa che troverai il modo di espiare qualche peccatuccio di gioventù. In gamba.

  • le Vittorie
    Posted at 11:13h, 27 Gennaio Rispondi

    Ciao questo lavoro è molto interessante

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